Il Palazzo del Diavolo: la leggenda a largo Banchi Nuovi

Largo Banchi Nuovi è uno di quei posti che a Napoli tutti conoscono, non certo per questa leggenda. La piazza dove ci si fermava a fare le fotocopie nella pausa pranzo all’Università. Si tiravano due calci a pallone se, da bambino, abitavi nei paraggi. O dove, semplicemente, si beveva un bicchiere in compagnie nelle sere di Primavera passate al Centro Storico. In pochi, invece, conoscono la leggenda che avvolge uno dei suoi palazzi: Palazzo Penne o, come vuole il mito:

Il Palazzo del Diavolo

A costruirlo fu Antonio Penne, all’inizio del XV Secolo, su ordine del re Ladislao di Durazzo. Il palazzo, perfettamente conservato presenta elementi architettonici misti tra quelli toscani e quelli catalani, come in molti casi succedeva all’epoca. Le bugne sulla facciata sono ricoperte dal simbolo della “penna”, elemento iconografico del mestiere di segretario reale che copriva la famiglia Penne. Due versi del poeta latino Marziale sono incisi su di essa, appena sopra al portale:

« QUI DUCIS VULTUS NEC ASPICIS ISTA LIBENTER OMNIBUS INVIDEAS IN-VIDE NEMO TIBI »

Praticamente una citazione sull’invidia che il Palazzo avrebbe dovuto generare in chi lo guardava dall’esterno.

La leggenda narra che il Palazzo fu costruito in una sola notte e non per caso. A farlo, infatti, non furono mani di uomini ma il Diavolo in persona. Antonio Penne, infatti, innamoratosi di una ragazza del quartiere, iniziò una difficile opera di corteggiamento. La ragazza era talmente restia ad accettare la sua corte che pose come unica condizione per cedere il patto di costruire un palazzo in una sola notte. Antonio, innamorato ma cosciente dell’incapacità di realizzare l’opera, si sarebbe quindi affidato al Diavolo. Vendendo la sua anima in cambio del palazzo, con la condizione che il satanasso riuscisse a contare tutti i chicchi di grano che l’uomo avrebbe sparso nel cortile.

Il Palazzo, come promesso, fu costruito la notte successiva e il Diavolo si apprestò a contare i chicchi di grano cosparsi nel cortile, per appropriarsi dell’anima del Segretario. Che, però, fu così furbo da cospargerli di pace, rendendo impossibile afferrarli e portarne il conto. A quel punto il Diavolo sprofondò in una voragine esattamente al centro del Palazzo, ancora oggi murata.

Quel pozzo, così misterioso, sarebbe l’origine di questa curiosa leggenda.

Quello che successe ad Antonio e alla sua amata, invece, non si è più saputo. Forse nemmeno il Diavolo riuscì nell’impresa.

 

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